Lectio Divina

Uno dei segni del nostro tempo nella Chiesa Cattolica è il ritorno alla Bibbia, promosso dal movimento biblico, dall’apertura alla esegesi critica, dalla creazione del Pontificio Istituto Biblico e della Pontificia Commissione Biblica, dal nuovo modo di utilizzare la Bibbia nella teologia, dal diffondersi nelle varie lingue delle traduzioni della Bibbia e dei gruppi biblici di vario genere.
Questo ritorno alla Bibbia, già presente negli anni ’30, ha avuto ed esercita un forte influsso anche nella spiritualità e nella vita di preghiera.

LA PREGHIERA CON LA BIBBIA NELLA CHIESA
L’uso di pregare con la Bibbia appare già nella Chiesa primitiva, come dimostrano molti esempi nel N.T.: Atti 4,23-31 e Apocalisse, i vari cantici riportati nei vangeli e nelle lettere paoline. Continua questo modo de pregare anche nei santi Padri della Chiesa e nel monachesimo.
Fu precisamente nella prima fase del movimento monastico che la lettura della Bibbia si sviluppò in un vero metodo di preghiera, inteso ad acquisire la sapienza divina e ad incontrare Cristo che parla nel testo sacro.
Nacque così la Lectio divina (=LD) che poneva un essenziale connesso tra vita monastica e Parola di Dio. In essa il monaco riviveva, rinnovava in sé e partecipava al compimento del mistero salvifico.
E la stessa LD si presentava in forma teocentrica, cristologica e trinitaria, e sempre legata alla salmodia, intesa in senso largo (ufficio divino, veglia, e salmi come testo privilegiato).
Quindi esisteva una continuità tra LD e forme di preghiera individuale e preghiera comunitaria: così essa si inseriva e permetteva il “pregare senza interruzione”.

Dei metodi sistematici però non si sentiva il bisogno, e ciò per molti secoli del monachesimo.
Si faceva la LD seguendo le proprie necessità e atteggiamenti spirituali.
Pero dai testi che parlano emerge una dinamica (non metodo!) composta da Lectio ascolto e Ruminatio, cioè: leggere per ascoltare la Parola che Dio rivolge, e ripeterla fino a farla passare nella memoria, passare in sé, e metterla in pratica.
Nell’esperienza monastica, la LD mette in opera non solo la intelligenza, ma ciò che viene chiamato “l’orecchio del cuore”, o “il palazzo del cuore”, che suppone ascesi, compunzione, rimorso delle colpe e desiderio di Dio nell’attuazione concreta, e incarnazione legandosi alla  persona di Cristo.
Per questo essa è intesa come un esercizio individuale, che spesso nel monachesimo viene legato ad un momento successivo, la collatio, cioè al colloquio.
Al dialogo spirituale in cui ci si scambia con gli altri le idee, impressioni, ecc. suggerite dalla LD e soprattutto in cui ci si aiuta vicendevolmente a risolvere i problemi, anche concerti, che essa sollevare per la propria vita.
Nel secolo XII inizia una crisi: ci si interroga sulla natura della LD. In questo contesto verso il 1150 il certosino Guigo II scrive un opuscolo intitolato “Una lettera sulla vita contemplativa a fra’ Gervasio”, conosciuto anche come “Scala claustralium”, oppure S”cala paradisi”, perché in esso Guigo espone il metodo della LD come se fosse una scala, che poggia sulla terra e giunge al cielo con quattro gradini: lettura, meditazione-ruminazione, preghiera, contemplazione.
Nei secoli XIII-XIV la LD, oltre che dai monaci, viene pratica anche dai nuovi ordini, i Medicanti e dagli spirituali.
Dal sec.XV con il diffondersi della “devotio moderna”, diviene sempre più generale una nuova forma di pregare, la “meditazione” o orazione mentale che gradualmente si sostituisce alla LD e diviene anche indipendente dalla Bibbia e si organizza ben presto con proprio metodi.
Si ha così una lettura spirituale di un testo, come esercizio autonomo e specifico non orientato al “vacare Deo”, ma più di taglio psicologico e rivolto ai “propositi” da attuare nella vita quotidiana.
I testi sono oltre la Bibbia che ancora rimane come fondamento per la vita spirituale, le vite dei santi, i manuali e scritti specifici e composti per la meditazione secondo i vari metodi.
Viene così scomparendo la LD anche negli ambienti monastici e mendicanti, pur continuando ad esser usata la Bibbia per la vita spirituale e l’evangelizzazione. La imposizione della meditazione a tutti gli ordini e congregazione religiose fatta da Clemente VII alla fine del secolo XVI, la reazione contro la libera interpretazione della Bibbia proposta dai protestanti, ed altri fattori porteranno all’eclissi della LD, fino alla sua riscoperta nel corso del secolo XX, come già indicato.

LA LECTIO DIVINA NELLA TRADIZIONE CARMELITANA
Il gruppo degli eremiti latini che si situa e si organizza al Monte Carmelo in Palestina tra la fine del secolo XII e l’inizio del seguente presente un modo di vivere che ha al centro la Parola di Dio.
La Norma di vita data a tale gruppo dal Patriarca S. Alberto tra il 1206 e il 1214, e divenuta poi nel 1247 la Regola dell’Ordine Carmelo, è una piccolo capolavoro di LD.
Si presenta infatti come un vero mosaico di testi biblici, diretti o meno. Certo il santo legislatore quando scrisse tale Norma non teneva sotto gli occhi il libro della Bibbia.
Di fatti rare volte cita letteralmente tutto un testo.
Egli conosceva bene le Scritture, che costituivano il suo schema mentale e l’aria che respirava. Viveva nutrito dalle Scritture ed esse divenivano un tutt’uno con Dio, in modo che quando egli scriveva usava parole bibliche come se fossero sue … ed in verità erano sue.
Ripieno della Parola di Dio, Alberto non poteva fare a meno di offrire a quel gruppo di eremiti un modo di vivere con la centro la Bibbia.
Infatti il compito quotidiano e principale che propone a ciascun carmelitano è esattamente la LD: ciascun fratello deve permanere nella sua cella <> ( Regola Carm.).
Al tempo di Alberto, meditare significava leggere ripetutamente e a voce alta la Scrittura fino ad apprenderla a memoria, in maniera che la Parola potesse giungere al cuore e nutrire il colloquio con Dio.
Tradizionalmente gli eremiti usavano di preferenza per la LD salterio, fino a leggerlo tutto in un giorno. In questo contesto va intenso il riferimento ai salmi contenuto nella suddetta Norma.
Alberto non poteva riferirsi alla celebrazione dell’ufficio divino, segno della vita religiosa e clericale, perché stava scrivendo ad un gruppo formato dai laici.
Si deve notare che Alberto parla dei salmi immediatamente dopo aver detto che il fratello eremita deve rimanere in cella per meditare e pregare.
Quindi quando Alberto parla dei salmi intende affermare che come il carmelitano passa il tempo nella cella: meditando, vegliando in preghiera e pregando con i salmi, cioè facendo la LD.
Solo più tardi, con l’intervento di Innocenzo IV, la preghiera meditativa salmi diventa la celebrazione comunitaria della Liturgia delle ore.
Esiste però una spazio per l’ascolto comunitario della parola di Dio nella Norma albertina: l’Eucaristia al centro della vota del fratello eremita e della struttura dell’eremo stesso.
Con l’accomodamento del Norma a Regola fatto da Innocenzo IV, si aggiunge un altro spazio comunitario: la lettura della Bibbia durante le refezioni.
Pur essendo una pratica comune per i religiosi, nel contesto della nostra Regola assume un significato specifico perché offre un’altra opportunità per l’ascolto comunitaria della Parola di Dio (“communiter”).
Nutrito dalla Parola, il carmelitano si fortifica con santi pensieri, affinché la Parola di Dio “abita con abbondanza sulle sue labbra e nel suo cuore”.
In questo frase della Norma albertina si ha una descrizione molto chiara e plastica del “meditare giorno e notte la Legge del Signore”.
Per Alberto per le prime generazione carmelitane il “meditare” significa: la parola di Dio deve abitare con abbondanza nella bocca e nel cuore.
Nel silenzio della sua cella il carmelitano ripeteva le parole della Scrittura e la gustava nel suo cuore.
Quest’esercizio della LD aveva uno scopo preciso. La Parola di Dio è soprattutto la rivelazione della sua volontà. Quindi il motivo di tenerla sempre nella bocca e nel cuore è per tradurla in pratica.
Così il testo della Regola può affermare: “quanto devono compiere, lo facciano secondo la Parola di Dio”.
Nelle prime generazioni dell’ordine e fino a tutto il secolo XV risulta chiaramente il seguire questa linea, ponendo la Parola di Dio al centro della propria vita.
Oltre agli esempi riscontrabili negli scritti di vari autori, tra cui Nicola il francese, Filippo Ribot, Giovanni Baconthorpe, Michele Aiguani e il b. Giovanni Soreth, lo testimonia anche il grande impegno posto dai carmelitani nell’insegnamento della Bibbia presso le università medievali (su ciò più ampiamente vedere in questo Dizionario la voce: Bibbia: I Carmelitani e gli studi biblici: Bibbia e vita spirituale).
Quando da secolo XV, iniziò a scomparire e si eclissò l’uso della LD, Essa è davvero scomparsa del tutto anche tra i carmelitani?
Da ciò che si conosce al riguardo, è innegabile che la meditazione sostituì quasi del tutto la LD, e la Bibbia perse gran parte del suo ruolo nell’alimentare la vita spirituale anche se non mancano alcuni esempi che mostrano come LD e uso della Bibbia per la vita spirituale non scomparsero del tutto: è sufficiente ricordare S. Teresa di Gesù, S. Giovanni della Croce, S Maria Maddalena de’ Pazzi, Giovanni Sylveira.
Un certo recupero della Bibbia avvenne nelle meditazioni proposte dai manuali o direttori della Riforma di Touraine e in alcuni monasteri, tra cui quello di Jesi (Italia), nel quale all’inizio del secolo XIX le monache che sapevano leggere meditavano il N.T., che ognuna portava con la sua dote nell’essere ammessa nel monastero e con il quale veniva seppellita dopo la morte.
Nel secolo XIX e nella prima parte del seguente prevalse in tutto l’Ordine l’inclinazione generale nella Chiesa a non usare la Bibbia.
La maggioranza dei religiosi e delle religiose del Carmelo vivevano avendo un esiguo contatto con la Parola di Dio.
Il metodo più comune di fare orazione era la meditazione sistematica introdotta nella spiritualità cristiana già dall’epoca della “devotio moderna” e tra i carmelitani nel contesto dei secoli XVI-XVII non senza qualche difficoltà.
Questa situazione durò praticamente fino al Concilio Vaticano II.
Però vi sono due eccezione di valore: Teresa di Lisieux e Elisabetta della Trinità.
Ambedue vissero alla fine del secolo XIX, quando erano più apprezzati i libri di spiritualità che la Bibbia stessa, ed era impossibile per loro tenere in mano tutta la Bibbia.
Ambedue seppero costruire il loro cammino spirituale prendendo come base i testi biblici a cui avevano accesso.
Teresa, specialmente nelle lettere paoline, scoperse il significato della sua vocazione nella Chiesa e trovò luce sulla sua esperienza originale.
Elisabetta, cercò nei testi sacri non solo la contemplazione dei disegni divini, ma anche la spiegazione di sé stessa e della propria vocazione.
La “riscoperta” della LD nell’Ordine del Carmelitano è avvenuta in modo lento già presente in alcune esperienze isolate poco prima della seconda guerra mondiale e in alcuni casi all’inizio degli anni ’50.
Esperienze e casi chiaramente ispirati dalla meditazione della lettura monastica e dal recupero degli scritti patristici. All’interno dell’Ordine però per una sua larga diffusione si deve arrivare alle decadi ’70-’80, dopo il Vaticano II.
Tale riscoperta quindi non si presenta come una “novità”, ma come maturazione di un profondo movimento ecclesiale. Una forte spinta è venuta pure dal ritorno alle origini voluto da Concilio Vaticano II per gli ordini religiosi.
La rivisitazione della Regola ha portato, a poco a poco, a rivalutare la LD come elemento fondamentale della tradizione primitiva. Inaccominciarono così a diffondersi (in ordine di tempo: Italia, Olanda, Germania, Spagna, Brasile ecc.) in varie forme l’approccio biblico nella preghiera.
In Brasile, oltre a promoure la lettura popolare della Bibbia, Carlos Mesters ha sviluppato un tipo di LD, basato sul modello di Guigo II e inserito nel contesto latino-americano; tale metologia è stata assunta come base nel programma “Palavra e vida” proposto a tutti i religiosi del Brasile.
In Olanda l’Istituto T. Brandsma di Nimega propone specifici percorsi di lettura biblica.
In Italia la comunità interprovinciale di Pozzo di Gotto sviluppa la LD secondo la linea classica monastica, mentre dall’avvento 1996 in Roma Bruno Secondin ha curato una propria articolazione del metodo di Guigo II unità alla collectio monastica, e lo sviluppo assai sistematico di questa esperienza si riflette nella pubblicazione di una collana di volumi espressamente dedicati alla LD.
Altro apporto alla diffusione della LD in ambito OCarm, fatta specialmente comunitariamente, è stato dato dall’attuazione del programma capitolare 1977-83, che ha enfatizzato la centralità della parola, mentre il XII consiglio delle province, celebrato a Salamanca nel settembre 1991, ha spinto ulteriormente gli sforzi comuni nel rendere usuale la prassi della LD comunitaria.
Inoltre, specialmente in ambito OCD, accanto a specifici scritti sulla LD, si diffondono studi su santi e figure carmelitane mettendo in rilievo come abbiano alimentato con la Parola di Dio la loro esperienza vitale.
Notevole interesse ha suscitato infine il progetto sulla LD con riflessione teologica e spirituale sviluppato nel 2002 per le comunità delle Carmelitane Scalze.

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