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65ma Adunata Sezionale degli Alpini

Riflessioni di una adunata: È ACCOGLIENZAAccolti come in un abbraccio è stato l’arrivo in sfilata davanti al Santuario  della Madonna del Carmine di S. Felice: le fanfare  di Salò di  Gavardo e di  Villanuova  fanno da braccia insieme ai gonfaloni con i sindaci e con i ragazzi del Campo scuola 2017. Sì proprio loro: rivedo e ritrovo i loro occhi vispi e curiosi di adolescenti acerbi e li riconosco perché con loro sono stato una settimana in Campei di Sima vivendo una delle esperienze più belle di servizio all’ANA dopo la mia naja.. È ACCOGLIENZAE poi  il tempo dice accoglienza infatti l’adunata  nata come una giornata grigia, fredda e cupa dove perfino il Monte Baldo si è messo il suo “cappello“ di prima neve  si trasforma poi  in una  tiepida e soleggiata di fine estate. Strette di mano abbracci sorrisi e semplici ciao all’ammassamento  dove il servizio d’ordine, come sempre impeccabile, ci guida e ci compatta  in mezzo alla la gente che ci fa ala da Portese a S. Felice: È ACCOGLIENZA .Essere guidati nei vari momenti della sfilata  a cogliere ogni riflessione e ogni significato dal nostro cerimoniere Dacunto che con la sua abilità di coordinatore ci introduce e “richiama“ alla compostezza e alla dignità alpina: È DONO DI ACCOGLIENZANei saluti delle autorità poi trovare un filo conduttore l’importanza del ritrovarsi… nel fare  memoria… nel nutrire le nostre radici alpine… nel sapere da  esse trarre il motivo portante… nel costruire un futuro di pace… nell’essere sempre attenti agli altri  bisognosi e deboli: È ACCOGLIENZAE mi viene alla mente e al cuore il presidente nazionale FAVERO e il  suo continuo e instancabile  ribadire  che nel DNA alpino tra le tante caratteristiche ci sono la tenacia e la testardaggine di credere ancora che sia possibile ristabilire un servizio civile universale finalizzato alla difesa della Patria (obbligatorio per tutti) in cui   vada insegnato ai giovani che i doveri vengono prima dei diritti e  che è più gratificante dare che ricevere: anche questa è ACCOGLIENZAE poi entrare nel Santuario e sentire crescere una atmosfera di intimità nel momento eucaristico e soprattutto nell’ascolto delle letture della domenica e dell’omelia di Padre Simone: emozionante quando ci ha detto nella sua riflessione che l’alpino è come colui che alla domanda quante volte devo aiutare si sente dire non 70 volte 7 ma  SEMPRE. E allora mi sono sentito riconfermare il mio mandato mio e di alpino… fare sempre fino in fondo la mia parte ponendo attenzione alla famiglia e alla Patria, ma soprattutto  come costruttore di valori quali il dovere, il sacrificio, la fede, la lealtà, l’onestà  e la solidarietà sincera e gratuita verso i nostri figli e verso tutti coloro che hanno bisogno :È ACCOGLIENZA.Grazie alpini di Portese e San Felice per la bella adunata, ma soprattutto per l’opportunità che mi avete dato: ESSERE ALPINO NELL’ACCOGLIENZA.Paolo Poinelli Padre Simone è il priore dei frati Carmelitani del santuario di San Felice; lo abbiamo conosciuto prima a Campèi, alla S. Messa per la festa di Madonna della Neve, e poi a quella dell’adunata sezionale. Tramite il suo Capogruppo Dino Capello, gli ho espresso il desiderio di incontrarlo per il nostro periodico.Vuoi raccontarci come sei diventato un alpino?Sono del ’64 e sono stato incorporato col 9°/83, destinazione Merano. A sorpresa direi, perché sono fiorentino e la mia non è proprio una zona di reclutamento alpino. Fra Car e Car avanzato ci sono rimasto per 74 giorni, dopodiché sono stato congedato.Di questa breve esperienza che ricordi hai?Direi due fondamentalmente, uno estremo all’altro. Il primo riguarda certe persone, commilitoni o superiori, dure, ruvide, particolarmente esaltate dal grado o dall’anzianità di servizio – solo pochi mesi più di me – con atteggiamenti tipici del nonnismo. L’altro invece, decisamente più piacevole, riguarda il profondo senso di cameratismo e solidarietà espresso da tanti altri. Nel bene e nel male ho semplicemente trovato uno spaccato della società.E poi ti sei iscritto all’Ana.A dir la verità l’iscrizione è recente. Sono arrivato a San Felice agli inizi del 2016 e, per conoscere la zona, ho cominciato a visitare i paesi vicini. A Manerba ho visto il logo Ana su una parete e mi è stato spiegato che, da queste parti, ogni paese ha il suo Gruppo. Nei mesi seguenti ho conosciuto Dino…ed eccomi qui, abile e arruolato.Avrai comunque sentito parlare della nostra Associazione anche prima, che idea ti sei fatto?L’Ana è una forte realtà associativa che crea solidarietà, dove emerge la parte migliore dell’uomo perché si mette al servizio della gente. È un esempio molto importante che si dà al prossimo perché saper riconoscere l’uomo, anche senza riconoscere in esso Dio, e aiutarlo disinteressatamente è un valore genuino, da conservare e perpetrare.Viviamo una realtà difficile, la crisi non è solo economica, ma di valori e di identità. Che ruolo possono avere gli alpini?Essere d’esempio nella pratica dei valori fondanti. La capacità di collaborazione è figlia della frequentazione della montagna: non ci si va mai da soli e più il percorso è impegnativo, più ci si deve fidare dell’altro. Viviamo in un clima di forte disgregazione, sociale e culturale, l’eccesso di individualismo è l’antitesi dell’andare in montagna. L’orgoglio e la caparbietà di non abbandonare le tradizioni significa saper guardare avanti perché chi conosce le proprie radici non teme il futuro.L’Associazione, oggi, è fortemente determinata nella reintroduzione di un servizio civile obbligatorio per i giovani.I giovani, ma non solo loro, vivono sempre più alienati all’interno del virtuale. Riportarli nel reale è d’obbligo. Sono in pericolo in quanto viziati, non sanno lottare e, quindi, soffrire. Gli sono stati tolti i punti di riferimento. Gli è stato fatto credere che la felicità risieda nell’anarchia, ma il caos genera solo debolezze e paure. Il Pater Familias non è stato sostituito da un’altra figura di riferimento in grado di indicare la retta via; è stato criticato e tolto di mezzo, ma senza una guida ci si perde. Fatte le debite e necessarie correzioni, istituire un percorso educativo e formativo per i giovani è quantomeno auspicabile. Le tue impressioni su due appuntamenti a noi molto cari: Madonna della Neve a Campèi e l’Adunata sezionale.Sono stato bene a Campèi, è un luogo piacevole, che favorisce la meditazione. L’ospitalità alpina non si è smentita, anzi. Sono rimasto colpito dalla cura con la quale predisponete l’appuntamento religioso, proposto con la giusta libertà di scelta. L’adunata, invece, è stata una sorpresa e tanta soddisfazione. Mi è piaciuto il grande esempio dato dalla collaborazione fra i due Gruppi ed ho apprezzato molto il coinvolgimento delle scuole. Senza fondamenta, qualsiasi palazzo crolla e questi esempi aiutano a ben sperare.Paolo Cabra

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